1
- La selva castanile
Una forma di coltivazione del castagno da frutto
era la cosiddetta "selva castanile" costituita
da alberi sparsi, piantati in cerchio su prati da sfalcio
e innestati con le diverse varietà locali. La distanza
tra gli alberi era funzionale ad una crescita ottimale,
evitando che le chiome entrassero in competizione per la
luce. Queste selve però non fornivano solo castagne da
frutto, ma permettevano di ottenere altre diverse
produzioni, secondo una serie di operazioni che si
susseguivano nelle diverse stagioni. Da questi fondi si
otteneva infatti fieno (dallo sfalcio periodico dei
prati), strame (foglie secche che servivano per la
lettiera del bestiame), legna, funghi ed erbe alimentari
e medicinali che venivano solitamente piantate o
selezionate intorno alla selva.
2 - Le varietà
colturali
Tra le più importanti varietà locali di
castagno da frutto utilizzate per gli innesti si ricorda:
- Russirö: con chioma espansa e taglia
bassa, ha il riccio che a maturità si apre naturalmente.
- Venegòn: di taglia bassa, con
numerose ramificazioni e chioma espansa. Il riccio a
maturità lascia cadere al suolo le castagne.
- Piliscé: di precoce maturazione, con
forte sviluppo verticale. Ha forma slanciata. Il riccio a
maturità cade e successivamente si apre.
- Paié e Verdesa: a maturazione
tardiva, chioma espansa e taglia medio-alta- Il riccio a
maturità cade e solo successivamente si apre.
3
- L'età degli alberi
Nel Parco sono presenti numerose piante secolari
e per stabilirne l'età esistono diversi metodi.
In ambito selvi-colturale:
- Conteggio degli anelli annuali negli
alberi tagliati (un anello corrisponde ad un anno)
- Utilizzo di un "succhiello di
pressler", uno strumento che permette il
prelievo di una piccola carota di legno su cui si contano
i cerchi annuali di accrescimento.
Per definire l'età di una pianta sono necessari sia il
diametro, ottenibile tramite "cavalletto
dendrometrico", sia l'altezza, rilevabile tramite
ipsometro (es. una pianta alta 12 m con diametro medio di
37 cm ha approssimativamente 40 anni).
4
- La raccolta
Verso la fine di settembre le castagne
cominciano a cadere. Era il momento, chiamato la
croda, in cui cominciava la raccolta. Le castagne
venivano raccolte a terra e messe nella besascia,
un grembiule di canapa con una grossa tasca davanti:
quando era piena si svuotava nei cesti messi sotto i
castagni. Una volta pieni, i cesti si svuotavano in un
gerlo messo in mezzo alla selva che veniva a sua volta
rovesciato nei sacchi, successivamente caricati sui
carri. Per i primi 15 giorni le castagne erano abbondanti
e venivano raccolte a mano libera, successivamente
venivano cercate tra le foglie prima con l'aiuto di un
bastoncino a forcella, poi col ruspétt, un
rastrello con un manico leggero in legno di nocciolo e
denti durissimi in corniolo.
5
- Le malattie
Il castagno è colpito da numerosi patogeni che
compromettono il regolare decorso della sua vita.l
maggiori danni sono causati da:
- Cancro corticale (Cryphonectria
parasitica): il fungo,
provocando fessurazioni corticali e disseccamenti dei
rami, porta a morte la pianta.
- Mal dell' inchiostro (Phytophthora
cambivora): il fungo sotto
la corteccia provoca delle striature nerastre a forma di
fiamma causando ingiallimenti e disseccamenti precoci di
foglie e rami.
6
- A spese del castagno
Molti invertebrati sopravvivono a spese del
castagno nutrendosi di foglie, frutti e legno. Una delle
specie più vistose è il sigaraio (Attelabus nitens)
un coleottero di colore rosso vivo che all'inizio
dell'estate incide e arrotola le foglie formando un nido
dove depone le uova. Alla schiusura le larve troveranno
cibo a sazietà. Più dannose per i frutti sono le larve
di un altro coleottero, il balanino (Curculio
elephas), e quelle di alcune piccole farfalle
appartenenti alla famiglia dei tortricidi: le cidie.
Sviluppandosi dentro le castagne queste larve ne divorano
il contenuto testimoniando la loro presenza solo alla
fine della loro crescita, quando abbandonano il frutto
lasciando come ricordo un piccolo foro d'uscita.
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