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Il Notiziario di Aprile 2009
18/04/2009 @ 13:20 da Carlo.
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Il Notiziario di Dicembre 2008
18/12/2008 @ 19:20 da Carlo.
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Mercatino della Solidarietà a Brinzio
06/12/2008 @ 14:59 da Carlo.
La manifestazione si svolgerà dalle ore 10 del mattino alle ore 19, all'interno dei cortili più cara...

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Serate Mondiali a Brinzio
19/09/2008 @ 12:45 da Carlo.
Giovedì 25 e Venerdì 26 settembre 2008 Dalle ore 18.00 alle 24.00 (*) - I Mondiali degli anni passa...

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Archivio News

La selva oscura: le radici

Selva oscura

La selva oscura si trova alle pendici del Monte Campo dei Fiori, a Sud di Brinzio, nella località denominata "WILD LAND".

Gli aspetti floriscici del castagneto
1 Gli aspetti floristici del castagneto

Gli aspetti faunistici
2 Gli aspetti faunistici

Il laboratorio nel bosco: le origini del castagno
3 Il laboratorio nel bosco: le origini del castagno

Qui esploreremo l'ecosistema "castagneto" imparando a riconoscere sia le erbe, gli arbusti e gli alberi più caratteristici (1), sia gli animali più frequenti (2).
Anche se l'albero di castagno è comune nei nostri boschi, tanto da farci pensare che esso sia un elemento tipico del nostro paesaggio, non dobbiamo dimenticarci che probabilmente fu importato in Italia in epoca romana come albero da frutto.
Applicando tecniche usate anche per gli altri alberi da frutto, come quella dell'innesto, nel corso della storia l'uomo ha selezionato diverse varietà di castagne, differenti per forma, colore, sapore e altre caratteristiche.
Nel laboratorio del bosco potremo approfondire tutti questi argomenti, seguendo il percorso fatto dal castagno dal luogo di origine alle nostre montagne (3), osservando da vicino gli innesti (4) e distinguendo le diverse varietà di castagne (5).

Il laboratorio nel bosco: gli innesti
4 Il laboratorio nel bosco: gli innesti
Il laboratorio nel bosco: le varietà
5 Il laboratorio nel bosco: le varietà

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Brinzio: la civiltà del castagno »

Torna in alto 1 - Gli aspetti floristici del castagneto
Il castagno è una specie che è stata ampiamente introdotta e favorita nei nostri boschi per il suo interesse economico, cosicché attualmente la troviamo dominante o accanto ad altre specie in numerosi tipi di boschi collinari. Può vivere su pendii assolati e secchi insieme alla betulla o accompagnare il frassino maggiore nelle zone più umide, anche se solitamente condivide le stesse esigenze ecologiche delle querce. Infatti con l'azione dell'uomo i castagneti hanno spesso sostituito antichi querceti. In questa zona del monte Campo dei Fiori i castagni crescono su substrato morenico, su versanti umidi e freschi. Qui 1'ombroso sottobosco del castagneto è caratterizzato da numerose felci, tra cui la felce aquilina e la felce femmina, il mirtillo nero, l'erba lucciola e lo sparviere dei boschi.

Torna in alto 2 - Gli aspetti faunistici
Al castagno sono legati moltissimi animali che se ne servono come fonte di nutrimento o come rifugio. Tra i primi si annoverano scoiattoli, ghiri, moscardini, topolini selvatici e arvicole che, grazie ai forti denti, si nutrono abbondantemente di castagne che trovano direttamente a terra. Non solo i frutti sono ambiti dagli animali: le api, ghiotte del nettare dei fiori del castagno, da tempo immemore restituiscono un miele di ottima qualità. Molti sono gli animali che trovano rifugio nelle cavità dei castagni più grandi, tra cui rapaci notturni come l'allocco o le piccole e frenetiche cince. Anche i castagni deperienti sono ambiti: molte larve di coleotteri quali i cerambicidi e i buprestidi si nutrono del legno morto scavando gallerie all'interno di tronchi e rami, mentre le larve dei cetonidi si accontentano delle parti marcescenti. L'abbondanza di larve lignivore richiama verso queste piante predatori specializzati come il picchio rosso maggiore, che le cattura scavando nel legno con il robusto becco.

Torna in alto 3 - Il laboratorio nel bosco: le origini del castagno
Il castagno è attualmente una specie forestale cosi tanto ampiamente diffusa nelle zone collinari di Alpi e Appennino da farci pensare che sia una specie da sempre esistita. In verità molti scienziati si sono chiesti se essa sia una pianta autoctona oppure introdotta. Alcune analisi paleobotaniche hanno infatti mostrato che il castagno, presente in ltalia nel Terziario, scompare durante l'ultima glaciazione e ricompare solo in epoca romana, facendo dunque pensare ad una introduzione operata dall'uomo. Le zone di provenienza delle piante introdotte coincidevano probabilmente con zone dei Balcani o dell' Asia SudOccidentale dove la specie non fu interessata dalle glaciazioni.

Torna in alto 4 - Il laboratorio nel bosco: gli innesti
L'innesto eseguito da castanicoltori su piante adulte, permette di riunire in un'unica pianta caratteristiche interessanti di varietà distinte. Su un fusto di una pianta selvatica (porta-innesto) si inserisce con mastici e legature una o più parti (nesti) di un castagno più produttivo per ottenere frutti di maggiore qualità. I principali tipi sono:
- a spacco, realizzato su rami di piccole-medie dimensioni, permette di introdurre 1 o 2 marze (parte di un ramo con gemma) a cuneo nel porta-innesto dopo aver aperto su quest'ultimo uno spacco.
- a corona, realizzato su rami di grosse dimensioni, permette di introdurre da 3 a 8 marze dopo aver realizzato tagli laterali nella corteccia lungo tutto il perimetro del porta-innesto.

Torna in alto 5 - Il laboratorio nel bosco: le varietà
Ogni varietà di castagne ha caratteristiche proprie rispetto a colore, forma, dimensione e utilizzo del frutto. Tra le principali troviamo:
- Russirö: la più utilizzata per l' essiccazione e dal frutto fresco marrone-rossiccio molto resistente. Era la più apprezzata sul mercato.
- Venegòn: destinata per il consumo familiare, detta "la regina delle castagne" per il suo sapore dolce, piccola e rossiccia.
- Verdésa: ideale per la conservazione in ricciaia, di pezzatura media e colore marrone striato.
- Piliscé: di colore marrone scuro e pezzatura grossa, è la prima a cadere.
- Paié: di colore marrone scuro e apprezzata per la maturazione tardiva.

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