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Il contenuto del sacchetto dopo la battitura, veniva
versato nel "Val" (vaglio) e le donne si occupavano
di separare i frutti dalla pula. Con le castagne (bianche e durissime) si
preparavano le famose castagne e latte (dovevano cuocere sulla stufa parecchie
ore e consumare completamente l'acqua di cottura - mai aggiungere acqua fredda -
e prestare attenzione a togliere qualche piccola particella di pellicola interna
che era magari rimasta sul frutto) a cottura ultimata le castagne erano gonfie
con un bellissimo colore nocciola e molto delicate; venivano aggiunte al latte
caldo o freddo a piacere.
Nella vicina Castello Cabiaglio si usava fare anche il riso e latte con
le castagne.
Anche la pula (la buccia a pezzi) veniva riutilizzata: come isolante termico per
conservare i grossi pani di ghiaccio (dal macellaio e nelle prime ghiacciaie
domestiche), per colorare la lana di pecora, per non scivolare sulla neve
durante i mesi invernali (sabbiare) e come combustibile per mantenere acceso il
fuoco senza sprecare troppa legna.
Quando per necessità di legname o per altri motivi l'albero di castagne veniva
abbattuto, il legname dei rami veniva utilizzato come combustibile, quello del
fusto, tagliato col resegun da "Spazz",
cioè della lunghezza di mt. 1.80 veniva spaccato col sistema dei cunei; ridotto
quindi in pezzature più maneggevoli (stell) veniva venduto per la
produzione del tannino per la concia delle pelli. Se il ceppo era troppo grosso
e radicato si procedeva con l'urobi, praticare dei grossi fori
attorno ad esso che riempiti di dinamite e dotati di miccia si provvedeva a far
esplodere. 11 prodotto del "botto" erano i pezzi di legname che veniva raccolto
ed utilizzato per il caminetto. Nel buco lasciato dalla vecchia pianta veniva
immediatamente impiantato un altro castagno ottenendo così una rotazione
colturale. |