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Si era più o meno alla fine di ottobre e prima di iniziare
l'ottava dei morti veniva effettuata la raccolta dell'obolo per la Chiesa e per
il Sacerdote (la raccolta avveniva nel cortile dei Rizzitt prima ed in
Grotta poi) venivano offerte non solo le castagne ma anche patate e fagioli. Le
patate venivano ritirate, in cambio del loro valore di mercato, da famiglie di
Brinzio che non avevano "messo il Campo".
I fagioli e le castagne erano vendute a Varese o ritirate direttamente dai
commercianti (Il Ciliegione o Fungiat). I soldi ricavati dalla parte della
Chiesa servivano per l'acquisto di candele, ostie, pagamento luce, ecc... della
parrocchia, quella del sacerdote era per le varie ufficiature della settimana
dei morti.
Dopo la raccolta ed il trasporto in paese, la sera, mentre la massera
recitava il rosario e tutti rispondevano, si procedeva alla cernita delle
castagne. Il sacco (dagli 80 ai 100 Kg.) veniva rovesciato sul grande tavolo e
le castagne venivano così separate:
1° scelta: le più grosse, per regalo e per le bescotte o firun;
2° scelta: per la vendita;
3° scelta: per la grà (affumicatura)
4° scelta: per il bestiame (conigli o maiali)
Per la loro conservazione si poteva fare:
La Novena: le castagne sgranate venivano
messe in una botte o mastello e coperte di acqua che doveva essere cambiata ogni
giorno per nove giorni, poi dovevano essere lasciate asciugare e duravano per
tutto l'inverno senza essere attaccate da larve.
Il Buco: si preparava nel terreno una fossa
foderata di fogliame di castagno, si versavano appena raccolte e si ricoprivano
di foglie ed uno stato di terra per evitare il congelamento.
Il Firun o Bescott: permettevano la
conservazione sino alla primavera seguente. La castagna doveva essere lasciata
appassire in lobbia alcuni giorni, rigirata regolarmente. Per i filoni:
utilizzando un grosso ago per materassi con del filo, si formavano delle lunghe
collane, quindi si accendeva il forno riscaldandolo bene, si spingevano le braci
ai bordi del forno e si caricavano nel centro i filoni con le castagne
appassite, lasciandole per circa un'oretta. Non era una vera e propria cottura,
ma serviva a togliere completamente l'umidità dal frutto senza rovinarne la
buccia. I filoni erano anche inseriti nel "Barusciun" degli
emigranti che andavano in Francia e Svizzera a lavorare e, forse più del valore
nutritivo, contava il "sapore di casa".
Affumicatura della castagna nella "GRÀ"
Alcune famiglie di Brinzio possedevano una Grà cioè un apposito
sito ove affumicare le castagne, chi non la possedeva deviava la canna fumaria
nel solaio o sottotetto ottenendo lo stesso risultato. Per questo si diceva che
in Novembre i camini di Brinzio non fumavano. Ritorniamo però alla Grà,
l'ambiente era composto di due vani: al piano terreno un locale col soffitto in
Graticcio nel quale si accendeva un fuoco ricoperto costantemente
di segatura in modo che producesse calore e fumo ma non fiamma viva. Sopra il
graticcio si versavano le castagne, il quantitativo variava a seconda della
grandezza della Grà, in alcune si potevano affumicare 15/20 q.li di castagne per
volta. Il calore ed il fumo, passando attraverso i graticci, asciugavano
completamente le castagne e davano loro un delicato senso di affumicatura.
Dopo 15/20 giorni occorreva procedere alla battitura (a castagna calda): ci si
riuniva in più famiglie. I sacchetti di tela di casa, inumiditi per evitare che
si spaccassero, venivano riempiti di castagne e quattro uomini a turno più uno
che dava il tempo, procedevano alla battitura per staccare la buccia e la
pellicola interna della castagna. |